SE CROLLA SCHENGEN CROLLA TUTTO

CASTELLO SCHENGE

L’Europa è stata concepita, è stata sognata come una grande comunità di popoli, certo, con diverse lingue, diverse culture, diverse priorità, L’Europa doveva essere un collante per creare davvero una Comunità Europea, diventata poi Unione Europea dopo Maastricht firmato nel 1992.

“L’Unione europea garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e dei capitali all’interno del suo territorio, promuove la pace, i valori e il benessere dei suoi popoli, lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, favorisce il progresso scientifico e tecnologico e mira alla coesione economica, sociale, territoriale e solidale tra gli stati membri”

Oggi, a 23 anni dalla nascita di questa Unione Europea, non ci sono più tracce di quelle linee guida che dovevano essere parte fondamentale del progetto.

Oggi si sta mettendo in discussione la parte fondamentale, la colonna portante, la carta che tiene in piedi un castello di carte che vacilla sempre di più, ad ogni colpo di vento rischia di schiantarsi al suolo.

Sto parlando dell’accordo di Schengen.

La libera circolazione delle persone, senza controlli, nel territorio Europeo, per favorire l’integrazione, per favorire la conoscenza, il mercato del lavoro, per creare davvero un’Europa dove tutti potevamo sentirci più vicini, dove potevamo condividere conoscenza, arte, cultura, progetti e visioni.
Oggi tutto questo non è più visto come una priorità, anzi, come un ostacolo, come un problema, come un pericolo.

L’Europa che doveva dare una linea di solidarietà, che doveva promuovere l’integrazione i valori e il benessere dei suoi popoli ha fallito, questa impostazione, questa Governance, gli strumenti che sono stati utilizzati hanno fallito, e invece di creare coesione sociale, solidale ed economica si sono trasformati nel “nemico da combattere”

Questa Europa ha fallito, la moneta unica così non funziona, la democrazia nelle scelte Europee è ridotta al mimino, non c’è uguaglianza sociale, ne tantomeno economica, si fanno morire Paesi come la Grecia, oppure si costringono paesi come l’Italia a portare avanti riforme e austerità senza precedenti, ricattando, distruggendo economie e tessuti sociali.
I cittadini Europei sono succubi di tutto questo e hanno PAURA di tutto.

Infondere paura come forma di controllo.

Oggi ci sono riusciti, complice la politica che tramite il CONSIGLIO EUROPEO non ha saputo dare risposte.

Oggi i cittadini hanno paura ad accogliere “lo straniero”
Oggi i cittadini hanno paura che i loro risparmi in banca siano in pericolo.
Oggi i cittadini hanno paura di accordi internazionali (TTIP) che possono avvelenarci e mettere in ginocchio le nostre produzioni d’eccellenza
Oggi i cittadini hanno paura dell’austerità.
Oggi i cittadini hanno paura di trovare gli sportelli del bancomat chiusi come in Grecia.
Oggi i cittadini hanno paura, e con questa paura si controlla un popolo.

L’Europa che doveva essere solidale non da risposte, tutti si tirano indietro mentre nel mediterraneo persone, esseri umani che scappano da territori resi “instabili” per fini economici e politici, affogano, lottano, combattono per rimanere in vita. Questo non è accettabile, certo, va controllato con regole chiare e immediate ma un’Europa vera non può non dare risposte davanti a tutto questo.

Oggi le borse vanno a picco, il bail-in è in vigore, l’euro così com’è non è in grado di dare benessere ai cittadini. Oggi si sta creando il clima di terrore, il clima di crisi per spaventare, per far si che ci sia “la necessità” di togliere ancora più potere, ancora più sovranità, più democrazia, più scelta ai paesi Membri. Un ministro dell’economia sovranazionale, l’unione economica monetaria, la guardia di frontiera europea. Questo non era scritto nei principi fondamentali dell’Europa. Non era scritto.

Tutto va rivisto, tutto va ridiscusso partendo dalle basi, dalle fondamenta. Io mi sento un cittadino Italiano, ma anche Europeo. Schengen mi ha insegnato che non ci sono barriere fisiche ne tantomeno politiche, ma solo diverse culture da imparare da apprezzare da capire.

Siamo tutti cittadini, siamo tutti uguali.

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