RITORNO AL CEMENTO PARTE III

  
Scajola e Burlando, centrodestra e centrosinistra, sono stati sempre uniti nel nome del cemento. Un legame indissolubile, che ha reso il territorio ligure sempre più debole, consumato sulla costa e adesso anche nell’entroterra.

L’apoteosi fu raggiunta quando il governo Berlusconi varò le norme quadro per il piano casa: il PD, guidato in regione da Burlando, si premurò di recepire la norma in maniera iper permissiva, con golosi ampliamenti e deroghe. A detta di vari giuristi e associazioni il Piano casa Burlando è stato “il peggior Piano Casa” a livello nazionale.

Il Piano aveva carattere “temporale”, ma il consiglio si è sempre trovato d’accordo di prorogarlo di volta in volta. Addirittura in scadenza di legislatura fu Scajola (oggi assessore all’urbanistica, guarda a caso) a proporre con forza la proroga del Piano del cemento.
In Liguria però non c’è più spazio per costruire sul mare, perciò il piano casa di Scajola (ops Toti), che diventerà permanente, trova altre aree di pregio: i Parchi!
Demolizioni, spostamenti di volume e ampliamenti per poi ricostruire saranno permessi anche nei parchi naturali, che per Toti “sono troppi”.
Il Piano Casa di Toti è la prosecuzione in maniera decisa di quanto Burlando non aveva osato fare: i bonus per gli ampliamenti aumentano dal 35% al 50% dei volumi, le pertinenze (se sotto i 200 mq) vengono conteggiate per gli ampliamenti, i parchi non saranno più esenti dal Piano Casa e, una ciliegina, quei comuni che hanno disciplinato eventualmente un piano urbanistico a cemento zero, vedranno il piano casa agire in deroga alla loro pianificazione locale.
Gli slogan dicono che rilancerà l’edilizia, che non sarà una nuova colata di cemento: PALLE!
Il mercato immobiliare e l’edilizia (quella dei grandi costruttori) sono fermi non per le norme “rigide” o per la bassa “premialità” in termini di cemento aggiuntivo, ma perché ci sono TROPPI IMMOBILI IN SURPLUS rispetto ad un normale andamento del mercato immobiliare e rispetto alle esigenze dei cittadini. La piccola edilizia invece è ferma perché le banche (piene di immobili dati in garanzia proprio da quei grossi costruttori) non danno più finanziamenti e perché l’economia locale è basata sulle grandi colate di cemento (infatti non ci sono più aree produttive nei piani urbanistici).

Ricapitolando: una nuova colata di cemento, che dal mare si sposta all’entroterra, ampliamenti più grossi, Comuni di fatto commissariati nella pianificazione urbanistica, parchi a rischio. Gli unici a guadagnarci sono i grandi costruttori. A perderci i cittadini.

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