L’OLIO LIGURE E ITALIANO IN PERICOLO

OLIO TUNISINO

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo provato il gusto semplice e sublime delle olive taggiasche, del pane e olio pugliese e toscano. Un rituale presente nel nostro immaginario e nel nostro dna, fisico e culturale.

E invece ora stanno per toglierci anche questo ultimo brandello di orgoglio culinario italiano. L’Unione Europea, infatti, sta per approvare il regolamento che sdogana l’ingresso di olio d’oliva tunisino nel mercato UE. Per la precisione, si tratta di 35.000 tonnellate che la Tunisia potrà esportare senza dazio, dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2017, in aggiunta alle 56.700 già fissate dall’accordo euromediterraneo.

Una quantità pari a metà della produzione tunisina e a circa un terzo di quella italiana. E così ben presto sulle nostre tavole avremo l’olio africano. Non più il rimedio conosciuto dai nostri nonni per le sue proprietà salutari, ma un altro prodotto, coltivato non più nelle campagne pugliesi o toscane ma sull’altra sponda del Mediterraneo. Alla faccia della produzione a Km 0! E quindi cosa importa se gli ulivi secolari della Puglia sono sterminati dal batterio Xylella? Ci teniamo a presentarvi i promotori di questo nuovo schiaffo al made in Italy. In primis Lady PESC, Federica Mogherini, capo della diplomazia UE in quota PD, che ha sbandierato il provvedimento come solidarietà per un paese in difficoltà.
Non capiamo perché la cooperazione debba tradursi necessariamente in misure commerciali, tra l’altro in contrasto con la tutela made in Italy. Insomma, un film già visto con i danni agli agrumi di Sicilia e Calabria provocati dall’accordo UE-Marocco, sancito nel 2012 dal Parlamento UE coi voti di molti europarlamentari del PD.

Contro le misure europee ‘ammazza-olio d’oliva’ il M5S ha presentato un’interrogazione al ministro delle Politiche Agricole, Martina. Il ministro risponda e ci dica chiaramente quale posizione intenderà adottare al riguardo il Governo italiano.

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