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BASGNASCO PAITA

Qualche giorno fa scrissi un post dove esprimevo la mia indignazione in merito alle dichiarazioni di Bagnasco in difesa di Raffaella Paita. Oggi il giornalista Ferruccio Sansa scrive un bellissimo articolo pubblicato sul portale del Il Fatto Quotidiano che spiega meglio la situazione e le “amicizie di Bagnasco”, la mia rabbia aumenta ancora di più, leggetelo con attenzione:

“Tutti hanno un santo patrono: produttori di aghi, birrai, apicultori, becchini, conciatori, dentisti, hostess, piumaroli e pellicciai. Perché gli indagati non dovrebbero averne uno? Questo deve essersi detto Angelo Bagnasco intervenendo in difesa di Raffaella Paita, candidata Pd indagata per l’alluvione del 2014. Del resto non è la prima volta che il presidente dei vescovi italiani si schiera in favore dei poveri perseguitati dalla giustizia. Le cronache ricordano che per i festeggiamenti del Natale 2008, l’arcivescovo si presentò all’ospedale Galliera accompagnato da Giuseppe Profiti, all’epoca indagato per lo scandalo di Mensopoli. Un chiaro gesto di sostegno, commentarono le cronache. Lo stesso Profiti che, nel pieno dello scandalo, fu ricevuto da papa Benedetto XVI in visita in Liguria. Del resto poi sarebbe stato assolto: la povera giustizia umana questo non poteva saperlo, ma chi ha contatti celesti forse non ha bisogno di aspettare la Cassazione.

Così come quando incontrò privatamente nel 2013 Claudio Scajola,all’epoca indagato per la casa al Colosseo. Ma Bagnasco di certo già sapeva che Scajola sarebbe stato assolto (peccato non sia riuscito a vedere tanto lontano da immaginare l’arresto di Scajola per il caso Matacena).
E che dire del feeling durato a lungo con Berlusconi – almeno finché il Cavaliere contava qualcosa – anch’egli indagato. Allontanarlo dalle tentazioni, questo era il desiderio del cardinale quando lo incontrava nelle francescane cene a casa di Bruno Vespa (come riferì il Corriere nel 2009).

Gesti anticonformisti quelli del presidente della Cei, atti coraggiosi che testimoniano la sua attenzione ai negletti, agli emarginati dalla società.

Pensate quale sforzo deve costargli ogni anno celebrare le messa di Natale per i politici, una delle categorie meno popolari in Italia. Con questo spirito missionario, sicuramente, Bagnasco ha deciso di portare loro parole di conforto.

Certo, beati gli ultimi, ma ai primi deve pur pensarci qualcuno. “Sei sicuro di aver cambiato vita quando puoi ancora peccare; altrimenti non sei tu ad aver abbandonato il peccato, ma il peccato ad aver lasciato te”. Bagnasco deve averla ben presente quella frase che campeggia nei seminari. Per eliminare le tentazione ha comunque accettato per la sua Curia un posto nel cda di una banca, la Carige. Certo, c’è un piccolo dettaglio: non è ancora santo. Ma si farà, può già vantare miracoli: se qualcuno ha camminato sulle acque, lui ha camminato sul fango di Genova. Senza sporcarsi le scarpe sempre lucide e la tonaca immacolata.

Eccolo, il patrono degli indagati. Sperando che le sue parole non facciano scoppiare un incidente diplomatico con Ivo di Bretaerra. Il patrono dei magistrati.

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