DA OGGI CHI INQUINA VA IN GALERA

ECOREATI

Con l’approvazione in Senato del disegno di legge sui Delitti ambientali finalmente abbiamo colmato un vuoto normativo che ha contraddistinto la cronaca e la storia di questo Paese. Una carenza nel codice penale di cui anche l’opinione pubblica ha chiesto conto a gran voce: è accaduto tutte le volte in cui procedimenti giudiziari di grande rilevanza e impatto mediatico hanno riguardato reati che hanno provocato gravissimi danni alla salute dell’uomo e devastazioni all’ambiente, da Nord a Sud, e non solo nella ormai tristemente nota Terra dei fuochi, o nel caso dei lavoratori del processo Eternit.

Dopo un anno di gestazione difficile, tra commissioni riunite, audizioni, slittamenti dell’esame in Aula e tanti tentativi di insabbiamento, abbiamo ottenuto una legge scomoda per chi fino ad oggi ha inquinato senza problemi approfittando della carenza di una legislazione specifica sui reati ambientali nel codice penale. Una disciplina che è stata integrata oggi al Senato e al più presto anche alla Camera, dove il testo sta per tornare in terza lettura.

Abbiamo contato anche sull’appoggio di associazioni, comitati, cittadini, che ci hanno spinti a raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Oggi possiamo dire di aver portato a casa molti miglioramenti, rispetto alle criticità evidenziate nel testo che ci è stato consegnato, e che ricordiamolo ha la firma anche del M5s con il nostro deputato Salvatore Micillo primo firmatario di uno dei testi coordinati.

Sono stati introdotti nel codice penale i nuovi reati di Disastro ambientale, Inquinamento ambientale, Traffico e abbandono di materiale radioattivo e Impedimento al controllo.
Sui passi in avanti fatti durante l’esame in commissioni riunite Ambiente e Giustizia abbiamo riferito ampiamente.

Oggi in Aula salutiamo con soddisfazione il reato di “Omessa bonifica“, debolezza storica del nostro ordinamento che lo disciplinava, fino a ieri, solo nell’incompiuto art. 257 del TUA (Testo Unico Ambiente): è una vittoria importante. Questo reato, insieme all’emendamento passato in Commissione, che vincola i proventi della confisca al ripristino ambientale, rappresentano due tasselli fondamentali nel nostro ordinamento per rendere le bonifiche finalmente una realtà attuabile. E’ prevista una reclusione da uno a quattro anni e la multa da 20mila a 80mila euro.

Sono poi disciplinate le circostanze aggravanti in tutti i casi in cui le associazioni a delinquere, sia di stampo semplice che mafioso, siano indirizzate a commettere reati ambientali. Vengono raddoppiati i termini di prescrizione per i reati ambientali e il corso della prescrizione sarà sospeso, qualora il giudice, su richiesta dell’imputato, sospenda il procedimento.
È prevista anche un’ipotesi di ravvedimento operoso, che prevede sconti di pena per chi collabora concretamente con l’autorità giudiziaria o, comunque, per chi provvede a ripristinare lo stato dei luoghi e a bonificare i luoghi interessati dai fenomeni inquinatori.

Per la parte 8 bis che era stata abolita in commissione e poi ripresentata in Aula dal governo c’è da dire che sono stati accolti due emendamenti 5 Stelle fondamentali: che l’assicurazione delle prescrizioni da parte di un organo tecnico; e che le proroghe alla realizzazioni delle prescrizioni non potrà essere concessa più di una volta. Importante anche il coordinamento con le procure e la DIA, la Direzione Investigativa Antimafia.

Rileviamo anche un Odg passato come raccomandazione al governo sulla prescrizione, che ribadisce il concetto fondamentale per cui, per cui reati istantanei ad effetto continuato, come sono i reati ambientali, la prescrizione debba avere inizio dal momento in cui si manifestano gli effetti del reato. Per non avere mai più sentenze beffa come quelle sull’amianto.

Restano sicuramente delle occasioni mancate, emendamenti che non sono passati: sulla confisca dei beni “per equivalente” anche sul patrimonio che non sia provente del reato, per esempio. O debolezze del testo, come l’eccessiva riduzione di pena del reato colposo, ancora ridotto nella fattispecie del pericolo. Ma è saltata la non punibilità in “ravvedimento operoso” per i reati colposi.

Questo testo si misurerà con la realtà delle aule giudiziarie e con la pratica delle attività investigative e dei mezzi che lo Stato riesce a mettere a disposizione. Noi abbiamo cercato di dare una prima risposta a una domanda importante che viene dal Paese, e che abbiamo recepito. Ci sarà chi potrà migliorare ancora il testo in futuro. Per ora ci importa segnalare che una pietra miliare è stata posta, introdurre fattispecie di reati Ambientali nel codice penale. Il voto finale ora spetta alla Camera che ci auguriamo approvi subito e senza ulteriori modifiche il testo Senato: è un preciso dovere di civiltà ed etica.
P.S.
Ci saranno, nell’iter di questo disegno di legge che per un anno ci è girato fra le mani, delle cose che nessuno vi dirà.
Come le giornate passate a discutere su un singolo particolare del provvedimento. Gli accorpamenti con emendamenti simili di altri senatori purché venissero approvati anche se non più a prima firma M5s. Le battaglie contro gli esponenti degli altri partiti per strappare un voto favorevole, fino a notte fonda nelle Commissioni.
Le convergenze insperate, in Aula, su emendamenti come quello di Gal da noi sottoscritto che ha vietato la tecnica dell’Air Gun per la ricerca di petrolio in mare, e che ha fatto andare sotto il governo. L’esultanza e le urla di indignazione. I sorrisi e la stanchezza, quella di chi fa il proprio lavoro con coscienza e con passione.

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