SIAE, LA NOSTRA POSIZIONE.

Società impegnata ad estorcere. Questa è oggi la Siae.

Obsoleta, ingiusta, avida, priva di una visione moderna, poltronificio d’eccellenza in mano a dirigenti con idee radicate all’era del grammofono. I tempi sono cambiati, la Siae no, anzi, si è chiusa a riccio davanti ad un mondo digitale che richiede una svolta epocale immediata, un cambio di visione drastico.

Monopolista per legge, detiene il controllo di tutto ciò che riguarda la tutela, la riscossione e la distribuzione del Diritto d’autore, equo compenso, spettacolo dal vivo, musica, cinema, libri, teatro. Insomma tutta la Cultura passa ad un certo punto anche nelle stanze polverose e austere di Siae, e li viene deturpata, imbrigliata, burocratizzata all’Italiana.

La SIAE assomiglia fortemente a un ente privato, o meglio, a tutela di interessi privati, con il potere di un ente pubblico.

Girarsi dall’altra parte, non parlarne, Siae è da sempre un argomento off limits per la politica. Silenzio perenne, fingendo di non vedere le porcate evidenti sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole.

Ma oggi c’è il Movimento 5 stelle qui dentro, che, come avete potuto apprendere, paura di parlare non ne ha, anzi.

Siae è tutta da rifare, colgo l’occasione per informare tutti che stiamo stiamo preparando una proposta di legge ad hoc non per rifarla, ma per evolverla del tutto creando un qualcosa che vada oltre questo sistema, oltre queste logiche.

Facciamo un passo indietro e torniamo al 2012.

Il “Nuovo statuto delle società” è stato presentato dall’ultranovantenne commissario straordinario, Gian Luigi Rondi e del Presidente del Consiglio all’epoca, Mario Monti.

Il nuovo statuto, messo a punto in gran segreto con, associati tenuti allo scuro senza e nessuna consultazione, arrivando addirittura al rifiuto di condividere il testo con la commissione parlamentare di indagine sui malfunzionamenti della Siae. Incredibile.

Il governo, se ne lava le mani e da quindi carta bianca al Commissario, che a sua volta la da ai grandi editori che di fatto HANNO scritto il nuovo statuto.

Due le figure istituzionali complici di questo disastro, Il commissario Rondi, e il Direttore Generale attuale, Gaetano Blandini, che percepisce a tutt’ora quasi il doppio dello stipendio di Barack Obama.

Al Ministro va bene, al Governo pure e con un decreto, il 9 novembre 2012, approva il nuovo statuto, valutando come ottime e innovative le scelte operate dal Commissario straordinario e consegnando di fatto, la Siae nelle mani degli associati più ricchi che assumo pieno potere decisionale

Il risultato? Violata, calpestata e distrutta ogni forma di democrazia interna.

SIAE decide anche di aumentare quasi del 70% le quote annuali di iscrizione alla società per gli autori e del 45% quelle per gli editori. Un colpo durissimo per i piccoli artisti che si sentono ancora più esclusi dalle assemblee.

Pochi, anzi, pochissimi, decideranno le sorti di tutti.

Chi non paga la quota associativa, non vota e, in tempo di crisi, ben pochi dei 100 mila iscritti alla Siae riusciranno ad ammortare l’aumento, tanto più che pochissimi riusciranno a rientrare nella quota associativa a fine anno, questo la dice lunga su quanto siae versi ai piccoli artisti associati.

La Siae è vecchia, l’abbiamo capito, oggi un autore dovrebbe poter guardare a nuove forme di tutela del diritto d’autore.

Pensiamo alle licenze Creative Common per esempio. il futuro per come vediamo noi il mondo. Queste licenze, come altre similari, permettono di dare un indizio alla paternità dell’opero. Esitono poi diversi servizi online atti a trascrivere le tempistiche di protezione sul file originale.

Tutto questo senza passare da siae, ma dando la possibilità al padre dell’opera di decidere come e cosa farne, esistono diversi tipe di licenze common, flessibili e adattabili.

Di fatto con questo sistema l’attuale modo di vedere il diritto d’autore verrebbe stravolto, e finalmente portato al passo con i tempi, le possibilità di creazione, diffusione e promozione sono infinite, si creerebbe un nuovo modo di vedere l’intero settore, quindi senza Siae secondo noi si può vivere felici.

Passiamo alla parte economica. La Società non riesce neanche ad autosostenersi, è un buco dello stato che finanzia privati.

Nel 2012, infatti, la Siae, ha incassato, con la riscossione dei diritti d’autore oltre 25 milioni di euro in meno rispetto a quanto incassato nel 2011.

E’ un dato preoccupante che diventa allarmante se si considera che la Società, nel 2012, ha visto assottigliarsi ulteriormente anche i già esigui risultati relativi ai diritti incassati in ambito multimediale in assoluta controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del mondo. Una

società di raccolta e gestione dei diritti d’autore che, nell’era di Internet, vede contrarre gli incassi per le utilizzazioni online è una società fallimentare, che non ha idee, che non sa come muoversi e rimane radicata ad un passato lontanissimo.

Anche sul territorio comincia a perdere colpi e nel 2012 ha raccolto oltre 10 milioni di euro di diritti d’autore in meno rispetto a quanti ne aveva raccolti nel 2011..

E allora come si spiegano gli eccellenti risultati di bilancio ottenuti nell’esercizio 2012? La verità è che, nel 2012, la Siae ha compensato i deludenti risultati ottenuti sul fronte della raccolta dei diritti d’autore con i ricavi percepiti da una serie di attività che nulla o quasi hanno a che vedere con le finalità e gli scopi principali della società.

A ripianare le perdite, nel 2012, infatti, ci hanno pensato la montagna di soldi incassata quale corrispettivo dei servizi che la Siae ha erogato all’Agenzia delle Entrate ed a quella dei Monopoli di Stato, gli straordinari proventi finanziari percepiti grazie alla lentezza nel riparto tra gli aventi diritto di quanto di loro competenza e, infine, attraverso le enormi plusvalenze generate dal conferimento straordinario del proprio patrimonio immobiliare nel Fondo Norma.

Si fa presto a fare due conti: oltre settanta milioni di euro di quelli che hanno consentito alla Siae di chiudere il bilancio con un attivo record, provengono da meandri di Siae che non c’entrano nulla con i diritti d’autore.

Un ente pubblico economico chiamato a svolgere importanti funzioni pubblicistiche nel settore dei diritti d’autore, evidentemente, non può tenere i propri conti a galla grazie a attività e soluzioni finanziarie che non hanno niente a che vedere con il diritto d’autore.

Vogliamo parlare di Equocompenso? o meglio, il compenso da copia privata?

Siae non ha vergogna, e come sempre da una parte, come ente pubblico si scrive statuti e norme ad hoc e dall’altra parte, quella dei Privati che di fatto la controllano è pronta ad incassare i proventi ricavati dall’equocompenso.

SIAE proprio a dicembre si è scritta, ripeto, si è scritta il decreto che rincarava del 500% la tassa, perchè di fatto è una tassa, cosi come chiarito recentemente dai giudici del tar del lazio. Da quanto abbiamo appreso il Ministro Bray, ha avuto la decenza di fermare, almeno per ora, questa vergogna, chiedendo un’indagine conoscitiva su gli usi attuali dei consumatori italiani. Ministro glielo diciamo noi. E’ sicuro che la questione

equo compenso abbia senso in questo momento storico? Le abitudini in questi anni sono completamente cambiate, la copia privata era quella che si faceva registrando una cassetta, duplicando un dvd. Le dico già che da qualche anno a questa parte neanche i produttori di hardware montano i masterizzatori sui loro prodotti, e quindi di cosa stiamo parlando? Oggi la musica, i video, i film si guardano in streaming su terminali in cui le copie non sono possibili, potremmo poi aprire un capitolo a parte per quanto riguarda la tutela dell’artista, ma questo è un’altro discorso.

Vogliamo parlare della burocrazia in cui la società ha trascinato tutto il settore culturale? Parliamo di musica, il linguaggio universale per eccellenza, aiutare la musica come tutte le forme d’arte, vuol dire far aumentare la creatività, aumentare l’occupazione e incentivare il turismo con un enorme indotto.

Mancano gli spazi pubblici dove poter sviluppare arte, anzi mancavano, perchè sul decreto valore cultura, grazie ad un emendamento del movimento 5 stelle, la caserme dismesse potranno essere date ad un canone simbolico di 150 euro, ad associazioni di giovani artisti per creare laboratori culturali dove sviluppare varie forme d’arte.

Oggi i locali privati di musica dal vivo, sono sempre meno, Siae non aiuta, anzi, rincara la dose, offrendo tonnellate di burocrazia che scoraggerebbe chiunque…

permessi, licenze, autorizzazioni, adempimenti rendono quasi impossibile organizzare qualsiasi cosa, partendo dal piccolo concerto in un piccolo locale fino ad arrivare a grandi eventi. Siae non capisce, siae è sorda e intanto in inghilterra Il turismo musicale, viaggi e spostamenti intrapresi per assistere a festival, concerti ed eventi particolari, è una voce di bilancio importante nel Regno Unito: tanto da fatturare oltre 2 miliardi di sterline nel corso del 2012. Di sicuro non hanno un società vecchia e antiquata come la nostra, provi a guardare oltre il proprio naso, provi a guardare in inghileterra che benefici ha portato il live music act.

Il governo deve assolutamente tutelare gli artisti, tutelare chi dell’arte ne vuole fare una professione, tutelando la cultura. Dobbiamo assolutamente far cessare il regime monopolista in cui la società vive in questo momento. Dobbiamo portare avanti nuove tecnologie, perche i tempi sono cambiati, le nuove forme di fruizione, accesso e distribuzione dei contenuti creativi sono profondamente evoluti, liquidi, dobbiamo dare la possibilità ad artisti di poter scegliere quali licenze utilizzare per la propria opera, oggi un giovane ha smesso di credere nella siae e cerca metodi alternativi di tutela ed è qui che noi vediamo il futuro. Licenze Creative Common, Copyleft, fair use, il governo deve assolutamente e immediatamente

mettere sul tavolo parlamentare questo.

Siae vanta di avere fondi a sostegno degli artisti emergenti, ma nessuno li ha mai visti, Aveva un fondo per una previdenza ad artisti che hanno smesso di produrre, fondi che erano finanziati dagli stessi artisti, che con la ristrutturazione della società sono stati azzerati. Il governo si impegni fin da ora a cancellare immediatamente il nuovo statuto, azzeri la dirigenza, e valuti profondamente se è il caso di portare avanti questa agonia, si impegni a studiare il funzionamento delle nuove licenze, come Creative Common, Copyleft, fair use, si impegni ad adottare le nuove tecnologie, sburocratizzi immediatamente le procedure per spettacoli dal vivo, favorendo così occupazione, la fruizione della cultura facendo crescere l’indotto legato a tali eventi. Si impegni a togliere la polvere da quel Palazzo austero, si impegni a cancellare le pessime politiche che hanno portato ad essere quello che oggi rappresenta Siae verso i suoi associati, una vergogna che tutela solo chi può pagare.

Se ti piace il post, condividilo. Grazie.