SEMESTRE EUROPEO ITALIANO? IL NULLA.

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Più che un semestre europeo è stato un semestre in bianco. Altro che opportunità per la crescita, dopo sei mesi di Presidenza di turno l’Italia si ritrova sull’orlo del baratro e un Matteo Renzi che non riesce nemmeno ad innovare le sue fesserie. Ha finito il carburante. E’ spento. Si ripete continuamente. Oggi a Strasburgo è tornato a dire che l’Europa deve cambiare o sarà fanalino di coda del mondo. L’acqua calda, parole in disordine. Cambiare come? Noi un’idea ce l’abbiamo, anche abbastanza chiara: via il Fiscal Compact, via la regola del 3%, via le doppie sedi Ue e spalmiamo il debito, emettiamo gli eurobond.

La realtà è che dopo sei mesi di Presidenza il nostro Paese è sempre più vicino al baratro economico. Il commissariamento della Troika è dietro l’angolo, dopo di che c’è l baratro, nient’altro. Un destino persino più buio di quello toccato alla Grecia. Del resto c’era da aspettarselo. Il preludio era stato dei peggiori. Per chi se lo fosse dimenticato, il due luglio, sempre di fronte all’emiciclo di Strasburgo, Renzi esordì con questi toni: “Se l’Europea si facesse un selfie mostrerebbe il volto della noia”. Ebbene, a conti fatti, questo semestre oggi si conclude con l’immagine di un Paese in progressivo declino, sul quale grava la minaccia di un blocco dei fondi strutturali e l’avviamento di un “monitoraggio stretto” di Bruxelles a partire dal prossimo gennaio.

Avremmo potuto cogliere questi sei mesi di Presidenza per imporre finalmente a Bruxelles la nostra sovranità nazionale, invece il Renzi-Telemaco ci ha fatto scoprire un fondo che mai avremmo creduto di raggiungere. Altro che investimenti e flessibilità, i risultati drammatici di questi sei mesi sono sotto gli occhi di tutti:

-nuovo record di disoccupazione; mai nella storia, partendo dall’Unità d’Italia, la penisola aveva registrato un tasso di disoccupazione così alto: il 13,2%, 3 milioni e 410 mila persone oggi sono senza un lavoro. La disoccupazione giovanile è invece al 44,2%, cioè è un giovane su due a non lavorare.
– per non parlare delle imprese, durante dall’inizio della legislatura ne sono fallite in media 63 ogni giorno, insomma più di due ogni ora hanno chiuso i battenti. Tra il 2013 e il 2014 quasi 200 tra imprenditori e lavoratori si sono tolti la vita.
– In questi sei mesi siamo stati declassati nuovamente da Standard & Poor’s. Il nostro debito è stato denominato come BBB, significa che manca pochissimo, un passo, per essere considerati un Paese le cui emissioni di titoli sono “spazzatura”. E mentre il governo continua a dirci che siamo sulla via della ripresa, oggi sottoscrivere il nostro debito è considerato meno sicuro che acquistare titoli di Paesi come la Colombia o il Messico.

Poi passiamo alla dignità. Sì, perchè di dignità aveva parlato proprio Mattero Renzi, ancora, quel 2 luglio, di fronte al Parlamento Ue. “Il nostro semestre può essere un semestre in cui non abbiamo paura di dire che la politica ha una sua dignità”, disse il premier. Peccato che questi sei mesi ne abbiamo avuto eccome, prova della dignità della politica. Scandalo Mose, scandalo Expo, scandalo Mafia Capitale. Tangenti, criminalità organizzata, appalti pilotati, politici di destra e di sinistra. Corrotti, finiti in manette, indagati, a tavola con i capi clan dei Casamonica, con il ministro Poletti, lo stesso che ha firmato la riforma del mercato del lavoro.

Sei mesi di Presidenza europea, al termine dei quali Bruxelles continua a trattarci ancora oggi come un alunno indisponente. A chiederci ulteriori manovre correttive. Ma il dato più lampante dietro questo fallimento si legge nel supporto offerto dall’Ue per far fronte all’emergenza immigrati: ci hanno mandato una missione di facciata come Triton, dai fondi insufficienti sia pure per il solo pattugliamento delle coste, ignorando che una corretta gestione dei flussi migratori si ottiene rivedendo il Regolamento di Dublino. Che il problema non è il monitoraggio, bensì l’accoglienza. Solo tre giorni fa a Corigliano ne sono sbarcati altri 500, segno che i flussi continuano ininterrottamente.

Perché Renzi non dice la verità agli italiani? Perchè non dice che già è in corso un commissariamento della nostra politica nazionale. Perché non dice che c’è una lente europea sul nostro Paese, che ci controlla passo dopo passo, come fossimo una formichina, ed è pronta a calpestarci da un momento all’altro. Perchè agli italiani non dice che questo semestre è servito solo ed esclusivamente a lui, e non all’Italia. Servito a gonfiare l’immagine di un giovin virgulto di sinistra partito da lontano, e più precisamente dalla ruota della fortuna di Mike Bongiorno, tanto per capire la caratura del personaggio.

Continuiamo a comprare aerei e navi militari per decine di miliardi di dollari e ad avere un giovane su due senza senza un’occupazione, pensionati abbandonati dopo trent’anni di duro lavoro, esodati, incapienti, imprenditori sul lastrico, liberi professionisti paralizzati dalle tasse che il governo ha imposto dietro i diktat dei burocrati europei.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando. C’è un movimento che punta dritto alla sovranità monetaria, che punta a rinegoziare il debito pubblico, agli eurobond, all’abolizione del Fiscal Compact. Oggi l’alternativa c’è, ed è riuscita a far entrare in Parlamento oltre cento portavoce. Tra loro ci sono ricercatori, piccoli imprenditori, medici, ingegneri, operai. C’è l’Italia più grande, quella che avevamo dimenticato e che oggi abbiamo riscoperto, la sola in grado di cambiare davvero il corso della storia del nostro Paese. Sì, c’è quell’alternativa, e si chiama Movimento 5 Stelle.

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