IL CARBONE UCCIDE

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Tredici centrali a carbone in Italia, tredici città soffocate dall’inquinamento, e non solo: è tutta l’Italia a soffrire per un’economia energetica impostata su questi giganti dell’inquinamento. Numerose ricerche scientifiche lo dimostrano: il loro impatto è enorme sia sulla salute dei cittadini che per l’ambiente.

Per questo il M5S ha depositato una proposta di legge per istituire una Commissione d’inchiesta parlamentare, per «attivare e rendere intransigente l’attuale normativa in materia ambientale e sanitaria, relativamente alle attività di monitoraggio».

Poiché i danni provocati alla salute dalla combustione del carbone risultano ormai conclamati si dovrà procedere da subito con l’acquisizione di tutta la documentazione medica e scientifica già presente per ogni sito.
Inoltre le analisi dei dati dovranno essere incentrate a verificare l’effettivo costo della produzione di elettricità da carbone rispetto alla produzione di energia da fonti rinnovabili, includendo nei costi del kWh dell’elettricità da carbone anche le esternalità negative, ossia gli impatti ambientali e sanitari causati dalle emissioni climalteranti e inquinanti della combustione del carbone medesimo. Numeri che non vengono mai inclusi nei “costi di produzione”.

Nel Collegato ambientale in approvazione al Senato, grazie a un emendamento del M5S (a prima firma Zolezzi) è stata prevista una Valutazione di impatto sanitario da accludere alla Via: strumento per poter avere una prospettiva più ampia dei reali costi degli impianti industriali. Nessuno può più negare i gravi danni prodotti dalla combustione del carbone, specialmente nei siti più vicini ai centri abitati o addirittura entro i centri abitati stessi.
Tra gli esempi più eclatanti, la centrale Tirreno Power di Vado Ligure, chiusa un anno fa (a marzo 2014) per decisione della procura di Savona. Nell’ordinanza di sequestro si legge tra l’altro: “Non si può poi dimenticare – ed anzi è l’elemento di maggior rilievo – che il reato contestato prevede, come ipotesi sicuramente più grave, l’ingente danno alla salute provocato dal dimostrato aumento dei ricoveri ospedalieri e del numero dei decessi riconducibile direttamente alla presenza della centrale”.
Per restare sul fronte Tirrenico, come non menzionare la centrale diCivitavecchia: il M5S sta discutendo (sarà votata nel prossime settimane) una mozione sulla riapertura dell’autorizzazione integrata ambientale per ridurre le quantità di carbone bruciate (dal 2013 siamo a +900.000 tonnellate ogni anno).

Nel loro articolo del 2007 su Lancet, Marckandaya e Wilkinson stimano che per ogni Terawatt-ora (TEh) di elettricità prodotta con il carbone in Europa si contino 24,5 decessi, 225 malattie gravi compreso lo scompenso cardiaco congestizio e la bronchite cronica, e 13.288 malattie minori.
La ricerca ha anche dimostrato che l’esposizione all’inquinamento durante la gravidanza può causare basso peso alla nascita, e gli studi che hanno valutato l’associazione fra centrali a carbone e mortalità infantile dimostrano che la mortalità infantile aumenta con l’aumentare dell’impiego di carbone.
Quando si brucia carbone nelle centrali elettriche si producono inquinanti atmosferici, fra cui: biossido di zolfo, ossidi di azoto, biossido di carbonio (CO2), mercurio, arsenico, cromo, nickel, altri metalli pesanti, gas acidi, idrocarburi policiclici aromatici, e uranio e torio radioattivi, e le pericolosissime polveri fini ed ultra fini in grado di viaggiare per decine di chilometri ed entrare direttamente nel circolo del sangue attraverso i polmoni.

Tra le altre cose la Commissione d’inchiesta dovrebbe stabilire anche come mai si intendano utilizzare risorse provenienti dai fondi NER 300 per una sperimentazione sui CSS da energia non rinnovabile non prevista dal protocollo dello stesso NER e che è peraltro già stata effettuata in passato da ENEA, Verifichi le motivazioni che spingono a continuare a produrre energia da fonti non rinnovabili e inquinanti quando il settore italiano è già gravato da centinaia di esuberi nella forza lavoro, verifichi l’ autorizzazione integrata ambientale degli impianti in questione, renda trasparenti gli atti di discussione e permetta a organizzazioni non governative o comitati legalmente costituiti, di partecipare ai tavoli decisionali.

Si può ipotizzare una moratoria per le centrali a carbone e a olio combustibile nuove o riconvertite e avviare una politica industriale ed energetica che preveda un’immediata riduzione dell’uso del carbone per la produzione di energia elettrica fino al suo completo abbandono, e la riconversione a solare termodinamico delle centrali termoelettriche che oggi utilizzano olio combustibile o carbone. Che si possa quindi definire una Roadmap di decarbonizzazione che riguardi tutti i settori.

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