A.A.A.A.A.A (S)VENDESI PEZZI D’ITALIA

ANSALDO

Davvero lungimirante, non c’è che dire. Prima ci teniamo sul groppone un’azienda che appare decotta (300 milioni di debiti nel solo 2013). Poi, quando il colosso dà segni di risveglio, ecco che lo vendiamo per poco più di un piatto di lenticchie.

Finmeccanica, la holding controllata dal ministero dell’Economia, vende ai giapponesi di Hitachi AnsaldoBreda, il principale produttore di mezzi per il trasporto su ferro. E lo fa per appena 36 milioni di euro. Ma siccome siamo nell’epoca in cui i gioielli di famiglia vengono messi sulle bancarelle, ecco ceduto subito per 773 milioni anche il 40% di Ansaldo Sts, mentre il restante 60% in Borsa sarà oggetto di un’Opa (pari a circa un miliardo di euro) da parte dei nipponici. Peccato, se si considera che l’azienda genovese di segnalamento ferroviario è da tutti considerata un’eccellenza in termini di efficienza e redditività.

AnsaldoBreda è un operatore indebitato, certo, ma nel 2014 la produzione è cresciuta del 30%, i tempi di lavorazione si sono dimezzati e l’efficienza complessiva è migliorata dal 6%. Il momento giusto per vendere, no? Complimenti. Breda, tra l’altro, costruisce insieme ai canadesi di Bombardier gli Etr 1000.

I giapponesi hanno dunque fiutato l’affare e ci si sono fiondati a pesce, nonostante i vincoli in tema di antitrust che ora dovranno essere superati, dato che sta per nascere il quarto player ferroviario mondiale. Si è detto addirittura soddisfatto l’amministratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti, secondo il quale sia Ansaldo Sts che AnsaldoBreda “ricopriranno un ruolo chiave nel futuro sviluppo di Hitachi Rail”. Surreale: facciamo un favore ai giapponesi ed esultiamo pure.

Al di là delle legittime scelte industriali che Finmeccanica può fare, ci chiediamo: “Il governo non poteva fare nulla per evitare che fossero i giapponesi a lucrare sul rilancio del polo ferroviario italiano, visto che adesso AnsaldoBreda inizia a competere bene con i maggiori concorrenti internazionali?”
Dopo il passaggio di Bredamenarini ai cinesi di King Long, ecco che l’Italia perde un altro pezzo importante della propria produzione finalizzata al trasporto collettivo. E pensare che dovremmo aiutare questo Paese a emanciparsi dalla mobilità privata per sostenere quella pubblica, pulita e sostenibile. La dismissione di aziende strategiche di tale peso non va nella direzione cui il M5S punta da sempre.

Ci rendiamo conto che chiedere a questo esecutivo politiche industriali lungimiranti e a difesa dei territori è come chiedere a Dracula di mangiare carote. Dobbiamo fidarci della parola di Hitachi sui livelli occupazionali che dovrebbero essere garantiti, dalla Liguria alla Sicilia? Sappiamo come si comportano di solito le multinazionali ed è per questo che il M5S è riuscito a far inserire un vincolo in legge di Stabilità per cui chi delocalizza dopo aver preso soldi pubblici deve restituire il maltolto.

L’Italia perde i pezzi e il governo Renzi, come al solito, non tocca palla.

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